Area individuo

Perchè è così difficile cambiare

< Il contatto è il mezzo per cambiare se stessi e la propria esperienza nel mondo. Il cambiamento è un effetto inevitabile del contatto> così Pearls, Hefferline e Goodman della scuola gestaltica.
Ma che cosa è il contatto? E’ il trovarsi vicino a qualcuno o a qualcosa che offre esperienza.

Tutta la nostra vita è fatta di contatti: dalla confluenza della madre con il neonato, in cui non si differenzia da sé con l’altro, fino al vuoto fertile, il momento in cui, in uno stato di quiete, siamo pronti a vivere un’altra esperienza e venire in contatto con l’altro.
Che cosa succede se questo contatto non è vissuto in maniera armonica o peggio è interrotto? O ancora quanto si evita di entrare in contatto?
L’effetto di interruzione del contatto genera nevrosi o psicosi e i meccanismi di evitamento del contatto,  non ci fanno cambiare.
Facciamo un esempio: l’operatore chiede all’utente che si lamenta di non lavorare come mai non riesce. L’utente incomincia a raccontare della grande crisi economica che il Paese attraversa in questo momento, della difficoltà dei meno giovani di trovare una collocazione in un mercato del lavoro che cambia., ecc. Insomma sono spiegazioni generiche che l’utente si consente per non guardarsi dentro e continuare a rigirarsi nella sua difficoltà. Il fenomeno si chiama “intornismo”, come lo definisce Pearls, cioè girare intorno alle cose, invece di affrontarle direttamente. L’operatore può spezzare questo meccanismo – spesso inconsapevole – con lo stimolo alla consapevolezza, facendo da specchio all’utente, cercando di concentrare il lavoro sulla presa in carico della realtà.
<Spesso è necessario passare attraverso l’inferno e non girargli “attorno”> (Pearls 1947). L’individuo se vuole può conoscersi e attraverso la consapevolezza dei suoi processi intellettuali ed emotivi cambiare una situazione che non gli procura benessere.
Altre persone sono presi dal senso del dovere: quante volte al mattino ci ripetiamo <devo fare la spesa, devo accompagnare il bambino a scuola, devo presentare quella relazione> ecc. ecc. Se riuscissimo a cambiare la parola “devo” con “posso” o ancora meglio “voglio”, anche tutta la sequenza di impegni diventerebbe una scelta e come tale in grado di subire dei cambiamenti o delle modifiche per potenziare la nostra soddisfazione e vivere meglio. Spesso le persone raccontano e si raccontano il come devono essere, non il come sono. Spesso evitano di sperimentarsi, negandosi la conoscenza dei propri limiti ma anche dei grandi talenti, nascosti, che non riconoscono. Il “doverismo”  impedisce il cambiamento e il processo di autosviluppo attraverso cui l’individuo consente a se stesso di scegliere cosa, come e con chi fare, piuttosto che attenersi alle modalità imposte dalla comunità o dai copioni esistenziali.  
Ci sono poi altre persone che sono sempre impegnati a fare qualcosa, e in questo fare affogano la possibilità di guardarsi dentro e affrontare i “buchi neri” della propria coscienza per venire in contatto con se stessi e cambiare ove  lo si  reputi migliorativo.
Il fenomeno del fare è denominato “manipolazione” : l’utente si appella al  <si fa>  , invece di dichiarare < io faccio>, < si pensa> invece di dire < io penso>. L’attribuzione della responsabilità, delle propria responsabilità delle azioni e del nostro essere al mondo è la prima arma potente che può indurci a cambiare e migliorare il benessere quotidiano. Spesso gli individui “manipolatori” utilizzano la mancanza di tempo come scusa per non affrontare le scelte delle proprie priorità, o per non correggere la propria cattiva organizzazione del tempo e soprattutto per non entrare in contatto, con l’altro o con il mondo. Spesso il nostro fare è scandito da abitudini che sono in relazione con credenze, convinzioni, costumi, fattori culturali. Infatti spesso crediamo che le nostra azioni sono dirette al raggiungimento dei nostri obiettivi esistenziali, professionali, relazionali, ecc. Invece più ripetiamo quella azione, più la motivazione iniziale si perde e l’abitudine – che è una modalità protettiva per l’individuo – prende il sopravvento e ci impedisce di cambiare. Basterebbe chiedersi < Che cosa succede se oggi non vado in palestra?>, < Che cosa succede se mi addormento vestito?> < Che cosa succede se non accetto l’invito dello zio?> < Che cosa succede se a Natale, invece di passare il pranzo con i familiari, parto per il viaggio della mia vita?>. E’ favorevole per cambiare le consuetudini, abbandonarele  abitudini, cambiare il contesto, modificare il riconoscimento del proprio “qui” e “ora” .
 < Dobbiamo eliminare lo stimolo scatenante. Solo che la cosa più difficile è riconoscerlo> dice Wendy Wood, autrice di uno studio condotta nel 2004 presso la Duke University di Durham, North Carolina.

Zila Carnevale

You have been given a gift. It is called life. And with this gift you have been given all of the talents, all of the knowledge and all of the power to create whatever it is you want to create on this Earth. Regardless of what shape or form this gift comes in for you, you owe it to yourself to go out there and become the best person you can possibly be, doing whatever it is that you want to do and use your gift to see what an amazing life you can create for yourself. You serve no one, especially not yourself, by choosing to be average.

 ANONIMO AUTRALIANO