Alle generazioni del terzo millennio resterà poco da scegliere. Sono infatti quattro le porte tradizionali alle quali si bussa per cercare lavoro: il mercato, lo Stato, il terzo settore e la criminalità organizzata. Il mercato però offrirà sempre meno opportunità a causa del progresso tecnologico. Lo Stato, ovunque nel mondo, non è più in grado di assumere. E l’unica alternativa alla criminalità resta il terzo settore: tutte quelle attività, cioè, che producono capitale sociale. Per questo dobbiamo ribaltare i valori attuali: lavorare nel terzo settore deve essere considerato più prestigioso che lavorare nel mercato”.
Così cita Rifkin. Ma è vero che nasce sempre più l’esigenza di offrire al mercato professionisti delle relazioni d’aiuto bravi e preparati che sappiano sostituire i caregiver familiari nei contesti in cui necessita assistenza alla persona. Garantire dignità al malato, assicurare un benessere famigliare accettabile è la sfida di operatori del sociale che ogni giorno combattono con la speranza di vita e lo stress della cura.
L’esperienza qui di seguito narrata vuole essere una testimonianza di miglioramento continuo che il counseling aziendale può portare nelle organizzazioni che si occupano di riabilitazione e cura e agli operatori che si occupano quotidianamente dell’assistenza a malati e famiglie.
Zila Carnevale
